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L’EDITORIALE – BUONA PASQUA, I CULTORI DELLA MORTE NON VINCERANNO (di Andrea Sartori)

La Pasqua 2021 assume, per noi credenti, un significato molto particolare e molto forte. Quest’anno, in un lugubre clima di culto della morte, possiamo capire ancora di più quanto la nostra festa sia volta a celebrale la vittoria della vita sulla morte. Bisogna però capire cosa intendiamo per vita: quella vera, non la semplice sopravvivenza biologica. La vita che non muore, non questa parodia che ci stanno propinando come massimo traguardo a cui aspirare.

Da un anno, ci hanno costretto a caricature simili. Mascherine, allontanamento dagli affetti, arresti domiciliari per tutelare una semplice sopravvivenza biologica. Il discorso dei virologi sottintende che la vita è solo quella biologica. Tu non sei altro che un ammasso di organi che funzionano meccanicamente e la tua stessa coscienza è destinata alla dissoluzione. Quindi, meglio che tu esista come un vegetale, ma viva.

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Dalla pandemia, poi, si è passati alla vaccinolatria. Vogliamo una Pasqua di vaccinazione e non di resurrezione dice Matteo Bassetti, il giuda che si è venduto per trenta denari alle case farmaceutiche. A questo scempio purtroppo si è prestata anche una grande parte della Chiesa che ha scordato il Suo Signore commettendo l’orrendo sacrilegio di trasformare diversi luoghi di culto in hub vaccinali proprio il Sabato Santo. I sacerdoti che l’han fatto, se non si pentono, si aspettino il dantesco fuoco quando dovranno rendere conto del loro percorso terreno.

Ma si diceva Pasqua di vaccinazione e non di resurrezione. Eppure, ammesso che il vaccino ti salvi la vita – cosa altamente improbabile visto il consistente numero di morti causato da Astrazeneca e Pfizer, numero destinato a salire negli anni e a seguire probabilmente lo stesso iter del maledetto amianto che uccise a decenni di distanza –, esso non cancella la morte. Prima o poi questa arriverà comunque, perché non siamo fisicamente imperituri. E quando sarà si ripresenterà il problema: siamo solo cibo per i vermi? I miei cari defunti non li rivedrò mai più e di loro rimarrà solo uno scheletro?

Si vuole cancellare l’anima, e si vuole ridurre tutto alla mera dimensione fisica e biologica. Questo porta a quel che vediamo, ovvero persone spaventate che “smettono di vivere”, che inghiottono quintalate della loro anidride carbonica e sono disposte a far da cavie da laboratorio per Bill “Mengele” Gates solo per rimandare l’inevitabile appuntamento con la vecchia armata di falce.

Quindi, perché la Pasqua è importante? Perché ci ricorda, per usare le parole del grande poeta inglese Dylan Thomas, che la morte non avrà dominio. Che esiste una dimensione che ci trascende.

Ma perché si vuole cancellare la Resurrezione, perché la si vuole relegare nel mondo delle favole? Perché chi non crede in nulla, chi ha paura della morte, è più manipolabile, e lo vediamo tutti i giorni. Chi non ha paura di morire, muore una volta sola e poi risorge alla “Seconda Vita”, ancora più vivo di prima.

Quando, anni fa, Papa Giovanni Paolo II parlava di “cultura della morte” si poteva forse credere che la dicitura fosse esagerata. E, invece, siamo nel pieno di una cultura della morte. Le unioni omosessuali sono una cultura della morte, in quanto sterili. Aborto ed eutanasia sono cultura della morte. Oggi dire “pro life” equivale a dire una parolaccia – nella neolingua orwelliana, “life” è diventata una parolaccia. E infine Bill Gates, Al Gore e Greta Thundberg sostengono chiaramente e apertamente che si debba sfoltire la popolazione mondiale per salvare qualche pezzo di ghiaccio al Polo. Per loro un ghiacciaio è più importante della vita di uomini, donne e bambini. E come si procede a questo? Con la sterilizzazione di massa o il genocidio.

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Oramai tutto è una propaganda di morte. E il corpo morto, non essendo sede di nessuna anima, può essere bruciato come un rifiuto solido urbano, come accadde a Bergamo all’inizio della psicopandemia.

A tutto questo culto del nulla eterno, noi diciamo un secco no. Potete chiuderci le chiese, potete isolarci, trattarci da oscurantisti medievali perché siamo nel 2021 – la qualifica di medievale, che ci accomuna a Dante e Giotto, la accettiamo più che volentieri e non ci offende per nulla –, ma vogliamo ancora gridare che Cristo è risorto. E potete mandare avanti in eterno questo funereo carnevale medico fatto di mascherine, gel igienizzanti e vaccini mortali, ma la morte non avrà dominio.

Andrea Sartori

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L’AUTORE

Andrea Sartori è nato a Vigevano il 20 febbraio 1977. Laureato in Lettere Antiche presso l’Università degli Studi di Pavia. Ha vissuto a Mosca dal 2015 al 2019 insegnando italiano e collaborando con l’Università Sechenov. Attualmente collabora presso il settimanale “L’Informatore Vigevanese”. Ha pubblicato con IBUC i romanzi Dionisie. La prima inchiesta di Timandro il Cane (2016) e L’Oscura Fabbrica del Duomo (2019) e, con Amazon, Maria. L’Eterno Femminino(2020)

Un commento su “L’EDITORIALE – BUONA PASQUA, I CULTORI DELLA MORTE NON VINCERANNO (di Andrea Sartori)

  1. complimenti alla tua capacità di rendere così evidente quello che è sotto gli occhi di tutti ma che non viene colto nella sua immediatezza. L’idolatria della culto della morte che si abbraccia eh sì ti spiega nelle teorie mortifere di Bill Gates

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