Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

SCANZI ESEMPLIFICA LA HYBRIS (di Franco Marino)

I greci sono gli inventori di un principio che nella mitologia ricorre sovente: la hybris, l’eccesso che provoca l’ira degli dèi. Dèi molto meno misericordiosi di quello venerato dai cristiani, dèi peccatori, dèi che in più dei mortali hanno poteri ma certo non la virtù, perlomeno come la intendiamo noi cristiani.
La hybris non è un principio cristiano. Ulisse non viene punito da Nettuno perchè acceca Polifemo, che in quel momento è il nemico, ma perchè lo irride. Ed è con Moliere che scopriamo la hybris anche nel bene, con Alceste che è un esempio di una virtù talmente elevata che, sconfinando nell’eccesso, lo conduce alla rovina.


Scanzi non è ovviamente un personaggio da epica. Non ha compiuto grandi imprese e non ha accecato nessuno. E in fin dei conti, se non si trattasse dell’ennesimo prodotto di un giornalismo superficiale, violento, sommario e settario che approda al proscenio, non meriterebbe nemmeno questo articolo. Tuttavia, esemplifica alla perfezione il concetto di hybris.
Della sua vicenda, di cui abbiamo già parlato, mi interessa meno di zero. Ognuno di noi, chi più chi meno, nella sua vita ha fatto e detto le sue cazzate. Le quali spesso somigliano più a chansons de geste che a truffaldine balle. Cose perdonabili. Chi di noi non si è vantato di qualche femminea conquista avvenuta solo nei larghi spazi della propria mente, di qualche record raggiunto a questo o quel gioco, di qualche risultato raggiunto. Fin quando non sono cose che si usano per vincere un concorso pubblico, rimangono le umanissime frottole di persone troppo insicure per accettare la propria fallibilità. I moralisti integralisti della verità mi risultano molto più insopportabili e indigesti dei bugiardi. E dunque non mi interessa se abbia saltato delle liste, se sia un bugiardo e non gioisco nemmeno della decisione di La7 di sospendergli il contratto per le sue comparsate dalla Gruber. Chè anzi, se hanno deciso di liberarsi del curarico scriba aretino, c’è da pensare – e non sono stato il solo a scriverlo – che il messaggio più che a lui – che ha comunque il talento di guarire dai suoi recenti infortuni – sia da rivolgere alla Gruber. Del resto, che le cose per lui si sarebbero messe male si era capito quando neanche i suoi sodali più stretti prendevano le sue difese. Peter Gomez lo ha più volte redarguito, la ex-fidanzata Selvaggia Lucarelli (una Scanzi in gonnella, tanto odiosa quanto talentuosa) lo ha criticato, da più parti nel giornalismo si sono levate critiche sul suo conto. E nel mirino è finita la sua arroganza, il suo narcisismo, il suo modo bullesco di fare giornalismo, le sue vanterie sulle sue prestazioni come maratoneta, le sue giravolte da negazionista ad affermazionista contrassegnate dalla boria d’ordinanza, in un delirio egolatriaco imperniato su una presunzione di onnipotenza che ad un certo punto lo ha fatto sconfinare nella hybris, provocando per l’appunto l’ira degli dei di cui parlavamo.

Che lezione si deve trarre da questa vicenda? Alcune spiccano sulle altre: non si può pensare di accumulare nemici a tutto spiano senza prima o poi pagare dazio. Non si può costruire la propria carriera sugli insulti, sulle contumelie. Non si può basare la propria prosa sul moralismo e sullo sputtanamento mediatico. Il risultato è che prima o poi, a furia di accumulare nemici, qualcuno te la fa pagare. La persona saggia non è certo quella che gigioneggia senza esporre in maniera tranchant la propria opinione anche negativa su qualcuno di sgradito. E’ quella che, consapevole dei propri limiti, offre al condannato la possibilità se non di salvarsi dal proprio pungiglione, quantomeno l’onore delle armi. O meno epicamente, una tazzina di caffè dopo uno scontro frontale in favore di telecamere o di pubblico da festa rionale. Ben consapevole che una volta o l’altra tutti abbisogniamo del perdono o più banalmente di un nemico che ci tenda la mano.
Chi cerca costantemente il marcio nel comportamento del prossimo è evidentemente convinto della propria impeccabilità, dimenticando la mala fine di molti precedenti “incorruttibili” come Robespierre, Yagoda e Beria. Non sostengo che ci siano soltanto galantuomini, in giro. Ma se di ognuno si sapesse assolutamente tutto, quanti si salverebbero? Il saggio si presenta mettendo le mani avanti come peccatore. E non perchè debba provare piacere ad autofustigarsi dinnanzi al prossimo ma perchè l’esibizione della propria virtù come clava per colpire il nemico, spinge quest’ultimo naturaliter ad indagare su di noi. E specularmente, la messa a nudo della propria fallibilità, spinge anche chi non starebbe dalla nostra parte ad un atteggiamento di maggiore tolleranza. Ha ragione Amleto quando chiede: “Se ciascuno di noi fosse trattato secondo il suo merito, chi sfuggirebbe alla frusta?”. Nè di parere diverso è la Chiesa, quando fa recitare: “Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori”. Noi chi? Noi tutti. Incluso me, incluso Scanzi.

Se me lo ritrovassi davanti, la tentazione di prenderlo a calci, a pugni, sarebbe fortissima e continuo a pensare che il suo sia un giornalismo che abbia distrutto questo paese. Ciò non di meno non gli posso disconoscere una penna di pregevolissima qualità, un formidabile talento espressivo e dunque negare in generale il rammarico che oggi che milito in squadre diverse dalla sua, provavo anche quando io ero ragazzino e il Napoli, ultimata l’era dorata di Maradona, i migliori giocatori se li ritrovava contro. E mi rammaricavo di non avere in squadra Ronaldo, Zidane, Messi e via discorrendo.
Davvero un peccato che un giornalista così brillante, invece di mettere a disposizione la sua intelligenza per la salvezza della patria, l’abbia messa a disposizione per quelli che la vogliono distruggere. Fino, eccesso dopo eccesso, a distruggere la propria reputazione.

FRANCO MARINO

4 commenti su “SCANZI ESEMPLIFICA LA HYBRIS (di Franco Marino)

  1. Interessante, come sempre, la disanima della vicenda, anche se io, del fatto che Scanzi fosse un fuoriclasse, non me ne ero proprio accorta.Vero è che come ben dice Proust, non c’è correlazione tra l’uomo e l’artista che lo abita.Io pero’ siccome di questi scanzi qui, ne vedo molti in giro, credo che ‘sto “crucifige” deve dipendere dal fatto che ha pestato il piede ad uno dei suoi simili,un potentucolo che si è vendicato: in un covo di serpi, è facile.Io poi che si fosse vaccinato prima degli altri, ero pure contenta,cosi’ faceva da cavia.

  2. Lei fornisce una visione distorta di questi giornalisti disgraziati, non sono talentuosi ma odiosi, ma odiosi proprio perché senza talento, non hanno talento e sono odiosi.

  3. Molto pregevole il riferimento a Yagoda. Di lui ricorderò sempre l’aneddoto (forse spurio, ma comunque bellissimo) che lo vede, dopo la caduta, nelle mani degli stessi torturatori che avevano lavorato sino a pochi giorni prima ai suoi ordini, e che, dopo averlo ridotto a mal partito dopo un “interrogatorio”, gli chiesero se, fra i suoi vari crimini contro il popolo, avesse anche creduto nell’esistenza di Dio.
    “Ho creduto per tutta la vita negli ideali del marxismo-leninismo, mentre ho bestemmiato e irriso Dio”, pare abbia risposto. “Ora guardatemi, e giudicate da voi cosa dovrei credere”.

  4. Condivido il parere della lettrice Piscitelli: coso ha questa insolita visibilità ma l’unico “talento” nel quale sembra eccellere è la spocchia. La quale si può capire e financo apprezzare se giustificata da traguardi eccelsi.

    M’abbasso al nazional-pop genere Pierino/Banfi/Boldi:
    il tipo ha lo stesso valore di una scoreggia nello spazio; va detto, questo sì, è particolarmente rumorosa.

    Continuare a citarlo secondo me è favorire lui e il genere (ormai diffuso, come ammesso da tutti): no bueno.

    Non guardando la tivù ed evitando i siti di gossip quell’altra mi è praticamente sconosciuta: ma se è vero che sia talentuosa quanto antipatica siamo di fronte a una Joyce Carol Oates italiana, come minimo. Resto scettico 😌

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