Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

GUAI A SOTTOVALUTARE GIUSEPPI (di Franco Marino)

Nel corso della sua ormai ultradecennale esistenza non ho mai lesinato la mia profonda avversione verso il Movimento 5 Stelle così come, nel corso dei suoi due anni e mezzo come presidente del Consiglio, non ho mai mancato di manifestare la mia antipatia a Conte, ben ragionevolmente conscio sia che questi realisticamente non abbia mai letto neanche una riga dei miei scritti e che, se anche l’avesse letta possa tranquillamente fregarsene di ciò che pensa di lui un signor nessuno.
E pur tuttavia, se io ne sottovalutassi il potenziale politico solo per idiosincrasia, mi mostrerei un commentatore poco serio.
Quindi se la domanda, leggendo il titolo di questo articolo, è “Conte ha delle potenzialità come leader politico?”, la risposta è sì. Circa le prospettive future, il Movimento 5 Stelle viene squassato da molte nefaste previsioni, prima tra tutte quella che il tradimento delle origini possa provocargli un forte calo alle urne.
Che molti anche a destra si siano fatti affascinare dalle narrazioni grilline è un fatto. Che a destra nessuno voglia più anche solo lontanamente sentir parlare di Di Maio, Conte e compagnia, pure. Ma si dimentica che proprio per questi motivi, il tradimento a destra potrebbe avergli aperto praterie a sinistra. Conte è passato da una prima fase, quella gialloverde, in cui la sinistra lo irrideva, ad una seconda, quella giallorossa, nel corso della quale, a sentire il popolo social e quello dei bar, dei salotti e dei giornali, pareva quasi il figlio di un rapporto omoerotico tra le buonanime di Churchill e Pertini, fino all’imbarazzante fenomeno delle “bimbe di Conte”, una torma di fanatiche che, in uno stucchevole culto della personalità che ricorda quasi quello della buonanima di Predappio, da mane a sera ci raccontava quanto fosse figo e intelligente il presidente del consiglio uscente.

Naturalmente, il PD cercherà, per quanto possibile, di vendere cara la pelle: ma le difficoltà sottolineate da Zingaretti – che dimettendosi e dunque compiendo l’unico gesto coraggioso della sua carriera e che, raccontando la natura di partito di poltronari del PD, ha svelato la nudità del re – aprono praterie per chiunque sappia porsi come interlocutore di sinistra.
Anche perchè, a dirla tutta, di cose “di sinistra” il Movimento 5 Stelle ne ha fatte. La quota 100 e il reddito di cittadinanza – che reddito di cittadinanza non è, è un reddito minimo concesso a stringenti condizioni – rappresentano comunque un elenco di cose che in campagna elettorale Conte potrà vantare di aver fatto, assieme ad altre cose come la legge anticorruzione e la riduzione dei parlamentari. Tutte cose altamente nocive, nefaste, guardandole dalla nostra prospettiva di liberali e garantisti. Ma è anche vero che questi erano capisaldi del grillismo. Mentre le pochissime cose buone fatte del PD (come il Jobs Act, per esempio), sono in realtà di destra, liberali, dunque non affini all’elettorato del Movimento 5 Stelle.
In più, a sinistra, sia pure con gradazioni sfumaturali differenti, sussiste la convinzione – secondo me erronea ma tant’è – che Conte abbia gestito bene – o comunque nell’unico modo possibile – l’emergenza pandemica covid. Oltre alla sua svolta europeista e vaccinista.
E questo è un capitale di indiscussa consistenza che Conte porta in dote come leader del Movimento e dunque candidato premier alle elezioni del 2023.
Molti sostengono che Conte nel Movimento 5 Stelle dovrà guardarsi dagli agguati della vecchia guardia grillina e che soprattutto dovrà conquistare consenso presso tutta quella larga parte dell’informazione legata al PD. Ma la decisione da parte di Grillo di nominarlo capo politico del Movimento non è casuale: nasce dalla convinzione che nessuno all’interno di quel partito sia spendibile, avendo dunque eroso tutto il proprio patrimonio elettorale conquistato alle elezioni del 2018 e che l’unico che possa riportarlo a quei fasti, è proprio Conte.

Insomma, Conte ci è tremendamente antipatico, i grillini sono drammaticamente insopportabili.
Ma se per questo dicessimo che non hanno prospettive future, ci dimostreremmo poco seri.

FRANCO MARINO

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