Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

ABBASSO LA BONTA’ (di Franco Marino)

Quando Maradona è morto, i social network sono stati riempiti di testimonianze su quanto fosse buono Maradona, su quanta beneficenza abbia fatto. E sono stato alluvionato da messaggi nel quale mi si diceva che il popolare pibe de oro aveva donato questo o quel migliaio di euro a questo o quell’ospedale.
Non di rado, i social vengono invasi da qualche bel gesto che, reso sospettosamente virale, viene diffuso in tutto il web, col protagonista che con finta modestia sminuisce il suo gesto. Il tutto in un tripudio di bontà.
L’ultimo in ordine di tempo viene dalla mia città, Napoli. E da un calciatore prestigioso della squadra (sempre meno) del mio cuore, il Napoli: Kalidou Koulibaly. Che, come scrive retoricamente Francesco Carbone di Tuttonapoli.net, “in un giorno di pioggia ha deciso di preoccuparsi e dare il suo sostegno a coloro i quali erano in balia delle intemperie e non avevano come proteggersi. E così dopo aver caricato la sua auto, si è fermato nei pressi di Agnano, avvicinato ad un gruppo di ragazzi suoi connazionali che sostavano davanti ai semafori e donato alcuni giacconi del Napoli per proteggerli dal freddo”.

Personalmente, da persona che nella sua vita di beneficenza ne ha fatta – e ancora oggi non smette di vergognarsene, sia per i pochi risultati conseguiti, sia perchè ne riconosco la vanità di provenienza – e che ha deciso che non la farà più finchè morirà, non rimango affatto impressionato. E ogni giorno che vedo qualcuno spararsi le pose perchè fa un bel gesto, subito mi si attiva l’allarme truffatore.
Non soltanto diffido dei bei gesti in favore di pubblico, diffido proprio dei bei gesti. Perchè per me un ambiente è sano non quando il riccone di turno fa il bel gesto di donare qualcosa ad un ospedale ma quando uno stato costruisce ospedali, assume medici, fa in modo che nessuno si ritrovi senza cure nel momento del bisogno.
Non solo non sono buonista, non sono neanche buono. O, per essere più esatti, non sono buono quando essere buoni corrisponde ad andare contro la realtà.
La realtà dice che la vera beneficenza non è quella di mandare soldi senza un ritorno in cambio ad associazioni benefiche senza controllarne l’effettivo utilizzo. La beneficenza è prendere atto che in Africa ci sono dei bambini che muoiono di fame e affrontare il problema sul piano politico. La vera beneficenza non è quando si è ricchi sfondati di regalare un giaccone a qualche barbone, scelto chissà come e con chissà quale criterio. E’ semmai sfruttare il proprio “peso” e la propria “influenza” per dire ai tifosi del Napoli “guardate che schifo di società è quella in cui dei poveri cristi con zero gradi di temperatura stanno in mezzo ad una strada a crepare di freddo”. Perchè è quello che incide davvero. Non un gesto che viene prontamente ripreso in favore di telecamera e linkato su tutti i quotidiani. Il tutto mentre il giorno dopo magari Koulibaly ricatta il suo datore di lavoro per spillargli soldi.

No, la bontà non mi piace, mi insospettisce sempre. Mi sa di pura e semplice vanità. Il mondo mi ha troppe volte posto dinanzi alla necessità di lottare per il mio diritto, piuttosto che dover ringraziare per bontà e regali. Dunque non chiedo che gli altri amino in prossimo come se stessi, mi basterebbe l’adempimento del precetto romanistico di unicuique suum tribuere, dare a ciascuno ciò che gli è dovuto.
Il di più, come avrebbe detto il Gesù dei vangeli, “Viene dal demonio”.
Io non voglio un mondo dove il riccone ogni tanto, se gli gira bene la luna, decide di regalare qualcosa – chissà su quale criterio distintivo – a qualche povero cristo per giunta senegalese, il tutto mentre si fanno ponti d’oro a qualche immigrato. Voglio un mondo dove quel povero cristo abbia un lavoro e una casa e non sia costretto a dover emigrare dal suo paese.
Quando vedrò Koulibaly fare un discorso di questo tipo, allora forse crederò alla sua bontà.
Fino a quel momento – e mi scusino i tifosi del Napoli – oltre alla vanità non vedo altro.

FRANCO MARINO

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