Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

L’EDITORIALE – NON POTETE CHIEDERCI DI DIMENTICARE L’AMORE PER LA PAURA DELLA MORTE (di Matteo Fais)

Amor omnia vincit et nos cedamus amori (“L’amore vince tutto, arrendiamoci anche noi all’amore”), dice la saggezza latina. Ecco, appunto, arrendiamoci all’amore, non alla paura della morte. Non a un virus per infanti ai primi anticorpi, con un tasso di mortalità pari a l’un percento.

In questi tempi così nefasti, tra i tanti “sacrifici” che ci sono stati chiesti, c’è quello, per le coppie che vivono lontano e per quelle che condividono lo stesso letto, di rinunciare all’amore. Ma come si può?

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Chi ha la fortuna di poter spartire le gioie e i dolori della quotidianità, tra conforto, litigi e improvvise esplosioni di passione, si è visto dire che dovrebbe controllare i suoi eccessi di confidenza, durante la copula, a mezzo di gel igienizzanti e mascherine protettive. Non so voi, ma io resto basito, anche perché immagino che molti – decisamente troppi – abbiano applicato il protocollo con ligia ottusità. Copulare senza baciarsi, in posizioni che non implichino contatti troppo rischiosi: che mestizia! Amare biblicamente è un atto che intrinsecamente chiama alla rottura degli argini, al rischio insito nella carne dell’altro, alla follia del perdersi in questo e mai ritrovarsi. No, decisamente, l’amore non è igienico. Il sangue dei due diviene turbinio, mulinello in mezzo al mare che conduce nell’abisso.

E cosa dire di coloro che stan sospesi nel limbo di una relazione a distanza. Queste povere anime che devono vivere di parole sussurrate a notte nel microfono del loro smartphone, di fotografie inviate nel disperato tentativo di condividere quello che da mesi non gli è concesso di vivere insieme, e messaggi per ricordare all’amato che ci sono, che lo pensano. Che crimine contro l’umanità separare coloro che hanno deciso di unire le loro vite, malgrado li separino migliaia di chilometri!

C’è gente che per amore ha deciso di cambiare paese, di volare oltre oceano, di affidarsi alla speranza e all’ignoto presso luoghi sconosciuti. Doveva arrivare il covid-19 perché i governi internazionali, come pare stiano facendo, decidessero di imporre per via di decreti d’urgenza un limite alle loro smanie senza confini.

No, l’amore non si può fermare. Figlio di Poros e Penìa, ovvero dell’espediente (o ingegno) e della povertà, lui saprà trovare una soluzione. La cercherà sempre. L’amore è trasgressione della legge, violazione del limite, salto nel vuoto per salvarsi dalle pattuglie della stretta osservanza alle imposizioni.

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Chi ama se ne fotte. Fa il giro del mondo in ottanta giorni secondo percorsi non ricostruibili. Non riusciranno a prenderlo. Scatenerà piuttosto la terza guerra mondiale. Sì, sarà forse l’amore negato e costretto entro limiti innaturali a guidare l’esercito di liberazione dalla paura e dal timore.

Chi se ne frega di vivere senza amore. Meglio violare le restrizioni, il coprifuoco, e scappare alla vista della polizia. La vita è troppo breve per attendere che una legge idiota si adegui a quella del cuore. Come dice la poetessa americana Edna St. Vincent Millay: “La mia candela si consuma a entrambe le estremità, non durerà tutta la notte, ma cari nemici e amici miei, essa risplende di una luce incantevole!”.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha scritto per varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Da ottobre, è nelle librerie il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.

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