Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

LA LIBERTA’ RICHIEDE ANZITUTTO UOMINI LIBERI (di Franco Marino)

Uno dei topos più comuni della commedia è il protagonista che, per un accidente di salute, si mette a dire tutto ciò che gli passa per la mente senza autocontrollo, esponendosi così a gravi conseguenze. L’ultima di una serie di commedie – più o meno riuscite – vede il protagonista interpretato da Michele Placido subire un lieve ictus che non gli lascia conseguenze permanenti tranne la perdita dei freni inibitori, col risultato che questi comincia a dire la verità su tutto, ivi comprese le innumerevoli volte in cui ha tradito la moglie, con conseguenze facilmente immaginabili.
Ogni commedia ove si sottopone il dilemma tra il dire la verità e le conseguenze scatenate, non prescrive certo che occorre mentire ma spiega la preziosità della sincerità e quanto essa costi molto in termini di conseguenze. La sincerità del resto è come l’ossigeno, allo stato puro è un veleno. Così il vero punto non è dunque se sia giusto dire la verità ma quanto questo costi caro all’uomo che decide di farne il cardine del suo pensiero e della sua azione.
Proprio per questo, la sincerità è preziosa. Perchè dire la verità provoca conseguenze, interrompe rapporti, comporta rinunce. Chi vi si sottopone, non per effetto di un mancato accesso di sangue al cervello ma per libera scelta, compie un atto di coraggio.
Chiudere un matrimonio perchè si ritiene quella gabbia troppo stretta per il proprio spirito libero alla ricerca di emozioni e di passioni, richiede un’educazione alla sincerità con se stessi. Sul momento si pagano conseguenze enormi, a lungo termine, dopo aver affrontato innegabili difficoltà, si respira a pieni polmoni la bellezza di poter essere padroni della propria vita.
Ed è in nome della loro difficoltà di applicazione, di perseguimento che l’umanità valuta quanto certi valori siano sacri. Nessuno cercherebbe di educare un figlio all’importanza della fame e della sete perchè tutti, se vogliono campare, almeno una volta al giorno cercano di mangiare e di bere. Mentre educare alla sincerità è qualcosa di ben più complesso perchè la natura umana, per convenienza, per paura, è portata a mentire molto di più di quanto dica la verità.

Per la libertà, che peraltro è un concetto strettamente legato alla sincerità (“la verità rende liberi” disse qualcuno) si può fare un discorso analogo. Come spesso accade quando si dà per scontato qualcosa, non se ne apprezza fino in fondo l’importanza fino a quando la si perde. E’ il caso di quei giovani che nell’età dell’adolescenza, guidati dagli ormoni, si scagliano contro i genitori, rei di voler porre loro un freno, per poi accorgersi quando questi non ci sono più della loro importanza e piangere lacrime amare. Analogamente, tutti noi ci stiamo accorgendo dell’importanza della libertà proprio ora che la stiamo perdendo. Ma anche difendere la propria libertà richiede alcune importanti rinunce. Un uomo davvero libero rinuncia all’alienante ma comoda mangiatoia del posto fisso, all’illusione che ricevere l’accredito di 1.500, 2000, 3000, 4000 euro sul proprio conto a fine mese sia sufficiente a placare ogni timore esistenziale. Un uomo davvero libero si rende conto che rinunciare a vivere in cambio della prospettiva di un’esistenza da reclusi per colpa di un virus influenzale equivale a spegnersi di giorno in giorno. Ma per poter davvero essere liberi occorre conoscere fino in fondo cosa significhi vivere in una gabbia dorata, barattare la propria libertà di pensiero e di azione con l’illusione che essa porti dei tornaconti concreti. Per essere davvero liberi occorre guardare in faccia il timore di non riuscire ad arrivare a fine mese e pur tuttavia darsi un pizzico sulla pancia e rendersi conto che tutto sommato è meglio così che condividere il proprio spazio, a vita, con colleghi sociopatici, in un ufficio che puzza di sigarette, magari disprezzati da un capoufficio che si sente il padreterno. Ma anche la paura di fallire, di ritrovarsi senza nulla perchè magari si è inseguito un sogno e, dopo un iniziale successo, le cose si sono messe male. E magari riprovarci lo stesso. Per essere davvero liberi occorre guardare in faccia le bugie che ci hanno raccontato tutti coloro che, in cambio delle nostre rinunce, ci hanno offerto una finta sopravvivenza, indebitando la nostra generazione e quelle successive.

Essere sinceri, essere liberi è qualcosa che si impara non perchè qualcuno ci dice “Viva la sincerità, viva la libertà”, ma solo sul campo.
Si impara che è importante essere puliti con le persone che amiamo non perchè qualche moralista – più bugiardo di noi – si mette sull’altare e ci dice che non si dicono bugie “perchè sì”. Ma lo si apprende quando ci si ritrova sott’acqua, travolti dalle correnti e viene a salvarci solo chi conosce i nostri abissi. Viceversa chi dovrebbe salvarci o non si butta in acqua o, peggio, muore assieme a noi. Si impara che è importante la sincerità quando ci si guarda dentro e ci si accorge che siamo circondati da gente che ama la nostra immagine superficiale ma che se conoscesse la nostra vera indole, ci odierebbe. Allora ci si accorge che è molto meglio essere odiati per ciò che si è che essere amati per quello che non si è e non si sarà mai.
Allo stesso modo, si impara che è importante essere liberi quando si guardano in faccia le proprie paure nel ritrovarsi nel mondo, la propria paura di ammalarsi e ciò nonostante si ritiene la libertà più importante di tutto questo.

E’ per questo che in Italia in tanti hanno tifato per il lockdown. Perchè non conoscono la libertà. Perchè come diceva Montanelli, a tanti italiani l’unico albero che interessa è la pianta stabile.
Quando sento molti giovani cianciare di “futuro rubato”, in realtà, non stanno reclamando merito, rigore, libertà di intraprendere. Non scendono in piazza per rivendicare il proprio sacrosanto diritto di poter vivere del proprio senza essere depredati dal fisco. Non gridano per liberarsi di uno stato che ha talmente scoraggiato l’iniziativa privata da rendere irragionevole, quasi una follia, pensare anche soltanto di aprire una banale partita IVA.
No, molti, in realtà, rimproverano di non aver reso possibile (meglio, facile) dare anche a loro l’opportunità di un posto comodo al Comune. Di non essere stati in grado di regalargli un mondo nel quale una laurea triennale in Scienze della Comunicazione apra tutte le porte di una brillante e redditizia carriera dirigenziale, in pianta stabile. E soprattutto, di non essere stati ancora capaci di creare una società in cui il datore di lavoro esista unicamente per dar loro un salario, non certo per realizzare profitto per se e per i propri cari.

Perchè la libertà, come la sincerità, richiede anzitutto uomini liberi e sinceri. Capaci di guardare in faccia le proprie gabbie e decidere di non accontentarsi del rancio offerto dai carcerieri, dello sguardo di chi, se ci conoscesse, ci odierebbe.
In ultima sintesi, capaci di sentire quella che Paolo Borsellino definì “la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale”.

Per raggiungere la libertà, il primo passo è essere uomini liberi.

FRANCO MARINO

Un commento su “LA LIBERTA’ RICHIEDE ANZITUTTO UOMINI LIBERI (di Franco Marino)

  1. Conosco una signora non più giovane, nata e cresciuta nell’ex blocco sovietico. Adesso fa la badante qui… Una volta le ho chiesto com’era la vita nel blocco. Mi ha stupita dicendomi che la rimpiange, che si sente un cane randagio che guarda con invidia i cani in catene. Ho capito che era inutile anche solo proseguire il discorso…

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