Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

LA TIRANNIA MODERNA DAL FEMMINISMO, AL COVIDISMO, SINO AL MARADONISMO (di Franco Marino)

Ho avuto nonni molto anziani ma pur tuttavia sono riuscito a conoscerne due e fruire della loro esperienza. Nessun libro di storia può sostituire un anziano ancora lucido, soprattutto se è vissuto – e da persona giù adulta – in quel periodo storico che è antecedente al 1943.
Mia nonna a tal proposito diceva: “Noi non ci rendevamo minimamente conto di vivere in un regime perchè quella per noi era la normalità. Io ero maestra elementare, poi tornavo a casa, badavo ai figli e ogni tanto andavamo al cinematografo”.
Così molti, che sono nati in questa fase storica, credono di vivere in una normalità che può essere sovvertita in qualsiasi momento, senza rendersi conto che ciò che ieri sembrava normale ai nostri nonni, oggi ci sembra anormale mentre la nostra normalità, oltre ad essere vista come anormale dai nonni di ieri, verrà vista anormale da chi verrà dopo di noi.
Di vivere in un regime ci si accorge subito quando ogni cosa che si dice diventa un pretesto per una lite. L’altro ieri avevamo il bolscevicamente corretto, ieri avevamo il politicamente corretto, oggi abbiamo il pandemicamente corretto e, da qui ad almeno un po’, avremo il maradonamente corretto. Tante piccole forme di dittatura dove la parola fuori posto, che sia il riconoscimento delle cose positive realizzate da un regime politico, i dubbi sulla narrazione ufficiale di un’epidemia che non convince nessuno, o l’esposizione del minimo dubbio nei confronti della figura di Maradona, si traduce in una perenne rissa, dove si rompono cordiali consuetudini, amicizie, persino parentele, in un accumulo di rumori la cui somma è zero.

Il regime è questo. E’ non poter dire più nulla senza chiedere permesso ai tanti sacerdoti o santoni che ammorbano l’aria, quella fisica e quella digitale, senza doversi profondere in mille salamelecchi introduttivi, senza dover chiedere permesso ai tanti gerarchi, ora del femminismo, ora del napoletanismo, ora del virologismo, i quali come la Pravda di memoria sovietica, controllano il testo. E se scrivi che le donne sono un essere angelicato, si corre il rischio di essere censurati. Le donne non sono angeli ma sono Dio che si è fatto donna.
Così ogni giorno recitiamo, compiti, la professione di fede. Credo in un solo Dio, padre onnipotente del calcio, creatore di magici gol e scudetti. Di cose visibili e invisibili e di mance da 50.000 lire regalate a destra e a manca, come se fosse un merito sperperare denaro.
Sempre nella professione di fede, bisogna credere in Dio Covid onnipotente. E rischia di non essere solo una provocazione, dato che i presepi vengono già concepiti col distanziamento e le mascherine.
Siamo in un regime che, somma beffa, ha usato le regole di una democrazia – peraltro congegnata per non essere autonoma, dunque democrazia un corno – per affermarsi e per tiranneggiare sulla vita pubblica e privata di ognuno di noi, finanche nella propria camera da letto. Tra una patrimoniale e l’altra.
A molti sembra normale ma io sogno quel giorno in cui, dopo aver rovesciato tutto questo, i tiranni attuali ci appaiano ridicoli come oggi troviamo ridicoli quelli di ieri.
Ma per farlo, bisogna giocare d’anticipo e ritenere anormale quello che oggi ci appare normale. Ritenere anormale non poter discutere le tante piccole tirannie che ci vengono imposte ogni giorno. Il culto dell’omosessualismo, del covidismo, del maradonesimo, in un clima censorio che non veste di nero orbace ma di autoritario multicolor. Saper dunque imporre il principio che ognuno ha diritto al dubbio.
Perchè non esiste libertà senza uomini liberi. Liberi anzitutto da se stessi.

FRANCO MARINO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *