Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

MARADONA E QUELLA NAPOLI CHE CI HA ROTTO LE PALLE (di Franco Marino)

Il mio post su Maradona ha attirato, come al solito, numerose critiche che spesso hanno sconfinato sul personale e che, ovviamente, come sempre faccio in questi casi, ho bannato di filata.
Allora è bene chiarire qualche punto.


Primo punto. In Italia esiste il diritto di critica.
Questa storia che “non bisogna criticare l’uomo”, detta poi da gente che passa dalla mattina alla sera a criticare il prossimo, avrebbe anche rotto le palle. Sì, l’uomo Maradona si può criticare, non è vero che “occorre aver vissuto in prima persona” per criticare qualcuno. Questo è un ricatto morale bello e buono. Che non accetto. Maradona si è comportato male nella vita, Maradona dunque si può criticare.


Secondo punto. Non ho mai detto che Maradona fosse un criminale o una cattiva persona. Che si facesse amare dai compagni ne sono sicurissimo. Che ogni tanto facesse della beneficenza, anche. Certo, un conto è se fai la beneficenza quando sei sfondato di soldi, altro conto se non arrivi a fine mese. Ma comunque è anche vero che c’è chi è più ricco di Maradona e se ne fotte. Come sono convinto che fosse sostanzialmente una brava persona come dicono tutti. Ci credo. Anzi, secondo me forse ha pagato il fatto di essere un fessacchiotto. Quando scrivo che era un drogato, dico la semplice verità. Quando scrivo che ha frodato il fisco, idem. E allo stesso modo, quando scrivo che frequentava camorristi e mafiosi. Sono tutte cose vere. E taccio sui figli abbandonati a se stessi, anche perchè poi ci ha fatto pace e dunque se Diego Junior ha deciso di perdonarlo, amen. Anche se sorge il sospetto che se non si fosse chiamato Diego Armando Maradona ma Gennaro Esposito, difficilmente ci sarebbe stato l’agognato perdono.
Cassano, per dire, è stato abbandonato dal padre e, una volta diventato il fuoriclasse che era, non ha voluto più rivederlo. A parti invertite, se Cassano fosse stato un signor nessuno di Bari e il padre un grandissimo calciatore, si sarebbe comportato allo stesso modo? Chissà.


Terzo punto. Io penso di essere stato equo con la trattazione della storia di Maradona. Ne ho riconosciuto la grandezza del calciatore, il fatto che abbia lasciato un segno anche nella mia vita di tifoso. E non mi piacciono le stilettate che vengono dai soliti Cruciani, Mughini e compagnia opinioneggiante. Ma basta vedere il clima di intimidazione sui social rivolto a chiunque metta in discussione il mito di Maradona, per farmi pentire di tutte le volte in cui ti verrebbe quasi la tentazione di cedere e di abbandonarti all’isterismo globale.
E allora capisci che nel seguire la tua strada, cioè avere un pensiero autonomo, hai fatto l’unica cosa che avesse senso fare.
Cabrini ha detto la verità su Maradona. Avesse giocato nella Juventus, sarebbe ancora vivo. Allora l’unica obiezione del tifoso napoletano è “Ma così non avresti vinto i due scudetti”. MA CHI SE NE FOTTE!! Questa sarebbe l’umanità del napoletano? Due banalissimi scudetti in cambio della vita di una persona? Oggi stiamo piangendo un povero cristo che a sessant’anni è schiattato perchè si è rovinato la vita quando avrebbe potuto campare fino a novant’anni come i suoi genitori e voi mi parlate di scudetti? Ma fottetevi voi e gli scudetti.

In sintesi, non mi convincerete mai che Maradona abbia lasciato qualcosa di importante a Napoli. Maradona ha arricchito se stesso, i suoi compagni, qualche cameriere a cui ha lasciato 50.000 lire come mancia, ha arricchito Ferlaino e il Banco di Napoli che ha finanziato il suo acquisto (mentre faceva sprofondare il resto dell’economia partenopea in mano degli strozzini).
Per il resto, a Napoli non ha lasciato nient’altro. Se non qualche decina di domeniche carnevalesche, illusi nella suggestione che se undici calciatori ficcavano il pallone una volta in più dell’avversario in una porta, questo coincidesse col riscatto sociale della città.
Io sono napoletano e rigetto questa narrazione. Napoli è una città più ricca dopo Maradona? No. Si sono creati posti di lavoro? No. La camorra è stata sconfitta? No. C’è meno inquinamento? No. C’è più turismo? No. E se c’è, non è certo merito di Maradona ma del Cristo Velato e delle ville del miglio d’oro, autentica meraviglia di Napoli e che molti napoletani manco sanno che esista mentre si ricordano di quella volta che la Juventus, unica ossessione dei partenopei, ha segnato in fuorigioco.

Insomma, se i moralisti che attaccano Napoli hanno rotto i coglioni, sappiate che hanno rotto i coglioni anche tutti quei napoletani che osservano una città che un tempo fu la più importante capitale europea, sprofondare negli abissi. E non perchè Maradona non gioca più ma perchè i napoletani sono un popolo di codardi che inseguono idoli sbagliati, che fanno scappare dalla città tutti quelli che possono invece dare tanto per erigere monumenti a persone che non se lo meritano.
Insomma a me questa narrazione che da quarant’anni devo sopportare sul fatto che l’umanità del partenopeo basti a tenere in piedi una città, ha decisamente rotto le palle.
Io voglio una città dove oltre a mangiare la pizza, la mozzarella e guardare il panorama, crei lavoro, ricchezza. Anche perchè quando la tua vita è una merda perchè non puoi lavorare, anche il panorama più bello ti apparirà sempre triste. E tutto questo, nè Maradona, nè Messi, nè Cristiano Ronaldo potrà mai dartelo.
Basta con la dittatura del calcio, basta col vivere di ricordi. Basta con la dittatura dell’oleografia e della retorica.
Napoli rialzi la testa e costruisca un nuovo Rinascimento. Cominciando a ribellarsi a quella camorra con cui il suo idolo si intratteneva e da cui comprava la cocaina che gli ha distrutto la vita.

FRANCO MARINO

2 commenti su “MARADONA E QUELLA NAPOLI CHE CI HA ROTTO LE PALLE (di Franco Marino)

  1. Condivido tutto ciò che ha scritto l’autore, Cruciani ha però detto la sua in modo legittimo, Mughini avrebbe dovuto essere solo meno caustico, ma hanno espresso la verità, punto e basta, nulla di inventato. Riguardo ai napoletani fanno abbastanza pena le manifestazioni viste in televisione
    mentre andavano addirittura a pregare davanti al San Paolo, a santificarlo. Sono di origini partenopee per parte di padre, ma ritengo il popolo di Napoli infantile, incapace di crescere, troppo attaccato alle cose superflue come appunto la fede calcistica che li rende ciechi davanti ai veri problemi della città e della Campania intera.

    1. “Il popolo di Napoli infantile, incapace di crescere”….
      Chi è lei per poter apostrofare in modo così semplicistico e approssimativo un popolo intero?
      Prima di parlare del presente legga i libri di storia Sig. Alessandro, non quelli “poetici” in uso nelle scuole, parto di una società ipocrita che nasconde la “polvere” sotto i tappeti, legga invece quelli che raccontano di un popolo usato, oltraggiato, vittima di violenze morali e fisiche, di un periodo storico non recente ma nemmemo di millenni fa, un periodo che ci ha visti spodestati delle nostre ricchezze materiali e morali. Dovrà fare una buona ricerca perchè i testi affidabili ed autentici che raccontano l’amara realtà sono come il tartufo, ci vuole fiuto.
      Siamo tutt’ora tra incudine e martello: di un governo fatto di incapaci asserviti al potere delle lobby e colluso con le mafie, enormi serbatoi di voti che i “comuni mortali” o persone perbene non potrebbero assicurare.
      Capisco che lei vivendo magari in altre regioni d’Italia, quelle che hanno voluto fortemente l’unità d’Italia, debba ossequiare o per meglio dire “incensiare”, termine terrone, quanti le hanno offerto la dignità che non avrebbe trovato nella sua terra d’origine.
      Ci sarebbero tante cose da scrivere ma la saluto con una domanda semplice, semplice: “Secondo lei l’unità d’Italia è stato un progetto del nord a suo tempo, di coloro che hanno amato così tanto l’idea di una penisola coesa da ricercarne fortemente tale connubio”?
      Non mi spiego quale sia stato il motivo di depredare le nostre terre, le nostre società fiorenti del momento, se lo scopo era quello di unire!!!
      Ed ancora oggi la storia si ripete, la terra dei fuochi avvelenata dai prodotti radioattivi e chimici del nord Italia e di alcuni stati europei che hanno intrapreso “contatti” con la criminalità organizzata per utilizzare un territorio di vaste proporzioni come lo svuotatoio dei loro veleni, risparmiando fior fiore di quattrini sulla pelle di persone innocenti tra cui giovani vite. Non si sono certamente rivolti alle persone oneste e tranquille per operare su un progetto delittuoso…o lei crede che siamo tutti camorristi?
      CI LASCI VIVERE IL MITO MARADONA IN PACE E SVESTA L’ABITO DA PRECISINO….non siamo omertosi di fronte alla criminalità siamo semplicemente diffidenti rispetto alle istituzioni (per quanto le scrivevo sopra) nella maggioranza dei casi inaffidabili.
      Ci lasci in pace nella nostra voglia di essere infantili, ci serve per non sprofondare nella totale depressione di chi sa che il “mostro umano” ha svariate sembianze, ingannevoli, e può farti male all’anima, al cuore, al fisico.
      Cordiali Saluti da un Terrone
      Giuseppe da Caivano (NA)

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