Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

ADDIO DIEGO (di Franco Marino)

“I morti sono morti e l’unica cosa da fare è lasciarli in pace”. Con questa frase colma di umanità, Pinocchio perdona il cane Melampo che, nel celeberrimo racconto sul burattino, era complice dei ladri di polli.
Ho amato Maradona calciatore, il più grande di tutti, meno il Maradona uomo, in nome del quale adesso suoneranno tutti le campane della retorica, ignorando i figli abbandonati a se stessi, le amicizie con la camorra, i soldi sottratti al fisco, le onorificenze a lui concesse e negate a gente che a Napoli ha dato cose molto più durature di due scudetti ed una Coppa Uefa.
Le suonerà una città come Napoli che dal 1861 ad oggi ha avuto nei suoi successi calcistici le uniche occasioni di gioia, suggestioni ma sufficienti a dare allegria a milioni di napoletani.
Le suoneranno i tifosi che di Maradona hanno amato solo le gesta calcistiche senza minimamente pensare che dietro quel genio della pedata ci fosse un uomo che soffriva troppo il caldo di un meraviglioso calderone che può riscaldare ma anche bruciare come solo Napoli sa essere.
Le suonerà il mondo del calcio che ha fatto di tutto per distruggerlo, dopo aver spremuto il meglio di lui.
Le suoneranno cineasti e letterati, pronti a scrivere libri, a fare film nel suo nome, magari ad inventarsi di aver avuto una lunga e cordiale amicizia con lui quando al massimo lo avranno visto in volto per un paio di minuti.
Le suoneranno i tanti narcisi che proveranno a fare controcanti livorosi che raggiungeranno l’unico risultato di far credere che chi non segue i dettami del maradonesimo, sia una cattiva persona.


Ciò accade perchè Maradona è stato un’icona, un catalizzatore di una parte dell’opinione pubblica che lo ha adorato come un dio perdonandogli cose che mai avrebbe consentito ad altri e dell’altra che ha puntato il dito su di lui, senza riuscire nè in un caso nè nell’altro a mantenere l’opportuna oggettività, quella, dicevamo, non di un dio ma semplicemente del più grande calciatore di tutti i tempi e di un uomo fragile e discutibile che purtroppo aveva un’incredibile propensione a mettersi nei guai e che ha cercato la Signora Morte con una tale costanza e pervicacia che c’è da stupirsi che sia giunta solo a sessant’anni, dopo essere stata invocata a colpi di polvere bianca e alcool.
Ora che non c’è più, pur non avendolo mai conosciuto se non incrociandolo da bambino una volta che papà mi portò ad un suo allenamento, mi rendo conto che la sua presenza è stata uno dei tanti quadri che hanno adornato la mia vita. E pazienza se è stato dipinto da un Caravaggio, tanto geniale quanto pieno di scheletri nell’armadio. Quando quei quadri vengono portati via da quell’insopportabile ufficiale giudiziario che è la Signora Morte, una casa non è più la stessa.
Ciao Diego. Non ho mai provato l’adorazione incondizionata che la stragrandissima maggioranza dei miei concittadini ha provato per te.
Ma mi mancherai comunque tantissimo. Nonostante tutto.
Perchè anche se nessuno lo ammetterà mai, tutti si portano i loro “nonostante tutto” sul groppone.
Hai sbagliato tantissimo, hai sofferto tantissimo e non capirò mai quali siano stati i veleni che ti abbiano impedito di godere pienamente dei doni che Madre Natura ti ha concesso e che, come catene, ti si sono attorcigliate al collo, soffocandoti.
Ora ti sia concessa la pace.

FRANCO MARINO

2 commenti su “ADDIO DIEGO (di Franco Marino)

  1. Come sempre lavoro impeccabile, complimenti.
    Seguo da qualche mese il vostro blog,piccolo baluardo ancora non compromesso dalla dittatura buonista e vi do tutto il mio appoggio.
    Stasera ho voluto dedicare due righe al buon Diego,se hai voglia te le passo volentieri.
    Non posso che augurarvi il più sentito in “bocca al lupo” per il vostro proseguimento.

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