Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

IL PUNTO DI VISTA DEL SOVIETOLOGO SULLA LEGA (di Franco Marino)

Chi ha una certa età e ha vissuto l’epopea della cortina di ferro, sicuramente ricorderà la figura del sovietologo: ufficialmente esperto di tutto ciò che riguardasse l’URSS, in realtà la vera funzione del sovietologo era quella di leggere i censuratissimi e controllatissimi comunicati stampa che uscivano dal Cremlino e trarre preziose indicazioni su cosa davvero stesse accadendo all’interno del sistema sovietico.
Non che oggi sia difficile capire cosa pensa un politico anche perchè, per fortuna (o purtroppo?) il politichese e le sue relative “convergenze parallele”, divenute emblemi di linguaggi opachi e sfumati, non esistono più. E se capire Moro o Berlinguer spesso riusciva difficile anche ai grandi pensatori del tempo, oggi assistiamo al deprimente spettacolo di politici che si mandano bellamente a quel paese nel plauso delle loro tifoserie. Cose che appaiono chiare anche a chi ha la sola quinta elementare.
La figura del sovietologo, dunque, non richiede più le competenze di un tempo e può persino essere esercitata da un povero diavolo come me. Oltre al fatto che, con tutto il rispetto, un conto era l’URSS, un conto è la Lega.
Così, per puro divertissement, mi atteggio a “sovietologo” e provo a capire, pungolato da alcuni amici, cosa sta davvero accadendo nella Lega. Che peraltro ho descritto a più riprese negli anni scorsi.

Toti e Zaia hanno criticato, pur con la moderazione del linguaggio del caso, Salvini, con il governatore della Liguria che gli ha detto “Un candidato premier come Matteo deve avere a cuore i numeri della coalizione, non solo quelli del suo partito”. A quei livelli, dichiarazioni come quella di Toti – che tra l’altro viene da quella formidabile scuola di comunicazione e giornalismo che è Mediaset e quindi sa come far arrivare al destinatario e agli ascoltatori il senso di un messaggio – non vanno mai lette per quello che appaiono e cioè amicizia, toni concilianti e costruttivi, ma per quello che sono veramente. E il senso è chiarissimo: “Caro Matteo, non pensare che se oggi vinci sia merito tuo. Siamo noi ad avere le chiavi del partito. Noi ti abbiamo creato, noi ti ammazziamo“.
E così potrebbe essere utile provare a capire cosa stia accadendo.

La prima cosa da dire è che la svolta nazionalistica della Lega è qualcosa di relativamente recente. La Lega Nord nasce negli anni Ottanta come progetto della CIA all’interno di una consolidata strategia della tensione il cui scopo era quello di far disintegrare l’Italia casomai a qualcuno dei politici del tempo fosse venuta l’idea di estraniare l’Italia dalla NATO e in generale dalla finanza statunitense. Analogamente, la CIA al Sud creò alcune leghe – a cui aderirono peraltro anche persone perbene, ignare di essere strumentalizzate – il cui scopo era analogo alle leghe del Nord, dividere l’Italia in due.
Oggi abbiamo così due tipologie di malcontento: quello del Nord che, illudendosi che il benessere economico di cui ha goduto sia figlio delle capacità imprenditoriali e non di un credito ottenuto ogni effettivo merito e di una sostanziale impunità fiscale, crede che separandosi dall’Italia torneranno le vacche grasse. E quello del Sud che ha vissuto per decenni di assistenzialismo clientelare, dando la colpa della propria povertà non ai camorristi e ai mafiosi che hanno mandato in Parlamento per decenni ma ai Savoia, a Garibaldi e Mazzini. Che certo hanno la loro parte di colpa nell’aver distrutto il Regno delle Due Sicilie ma certo non nel degrado attuale. Quello è tutta colpa di una DC che per decenni, su ordine degli americani, ha stroncato qualsiasi vitalismo imprenditoriale, finanziando e proteggendo le mafie e costringendo i meridionali a vivere solo attraverso lo statalismo assistenzialista.

Abbiamo così chiaro il quadro della situazione. L’economia italiana è stata, attraverso i vari “miracoli economici” degli anni Sessanta e Ottanta (definiti “miracoli” forse perchè poggiati su nessuna base di economia reale) drogata in maniera differente al fine di spaccare l’Italia in due tra un Nord e un Sud che invece di unirsi per combattere i loro nemici, credono al Nord che la colpa sia di quelli del Sud e al Sud che la colpa sia dei settentrionali egoisti e razzisti. Solo che, con l’ingresso in Europa, la finanza statunitense ha esportato il dividi et impera già sperimentato in Italia contro tutti i paesi europei. Da una parte ha drogato l’economia dei paesi nord europei – che sino a vent’anni fa erano i veri malati d’Europa – e dall’altra ha scatenato le crisi sui debiti sovrani dei paesi del Sud.
La Lega, per poter sopravvivere – è bene che gli antisalviniani si ricordino che prima di Salvini, il partito era con un piede e mezzo nella tomba – ha dunque ha compiuto una metamorfosi che non è stata compresa da tutti: da partito che negli anni Ottanta faceva più o meno gli stessi discorsi che oggi sentireste dalla Merkel o da qualche politicastro olandese o finlandese e cioè che bisogna farla pagare agli scialacquatori del Sud, oggi ripropone i medesimi discorsi che fanno i meridionalisti e cioè “i paesi del Nord sono egoisti e ci stanno mandando in miseria”.
Era logico e inevitabile che questo provocasse un tramonto della vecchia Lega secessionista. Senonchè ad un certo punto sul proscenio si è affacciato Salvini, il quale ha capito che sul sovranismo nazionalista poteva costruire il suo successo, con la Lega che lo ha lasciato fare proprio perchè non aveva scelta. Mentre un tempo votare per la Lega al Sud poteva apparire un’eresia, oggi è un dato di fatto che la Lega cresca anche al Sud, sebbene le percentuali rimangano sostanzialmente basse.
Il problema è che essendo la Lega un partito atlantista e avendo gli americani interesse a che in Europa non nascano veri sovranismi, che come prima cosa mettano concretamente in discussione l’Euro ma soprattutto la NATO, stanno facendo in modo che ogni leadership emergente venga stroncata non appena tira fuori la testa dal sacco.
Salvini cade in un momento ben preciso e cioè quando, molto vicino al 40% e dunque al controllo assoluto del Parlamento, il deep state americano, che ha il controllo di tutti i gangli di potere italiani, capisce il pericolo di un dominus della politica italiana potenzialmente autonomo dal controllo americano e iniziano a tessere l’alleanza in chiave antileghista tra Movimento 5 Stelle e il PD. Salvini in quel momento capisce che si sta cercando di farlo fuori magari facendogli planare addosso qualche tempesta finanziaria e fa sostanzialmente l’unica cosa che può fare: dimettersi per fare in modo che il governo giallorosso si intesti le colpe di tutti i guai che di lì a poco arriveranno.

Sfortunatamente però, Salvini è l’attore protagonista ma non il vero padrone della Lega. I padroni sono la dirigenza storica leghista – che lo ha usato quando era a due passi dalla chiusura – e tutto l’universo imprenditoriale del Nord che non ha mai davvero amato Salvini. I quali gli stanno lentamente togliendo gli appoggi che creano poi il potere leghista, oltre al fatto che i veri centravanti dell’amministrazionismo vincente della Lega, a partire da Zaia, sono tutti cordialmente ostili a Salvini, anche se non lo danno apertamente a vedere. In pubblico, come nella pallanuoto, vedete tanti giocatori che si passano innocentemente il pallone. Sott’acqua si consuma lo scontro. E l’impressione, in merito alle beghe interne del partito, è quella di una Lega in crescita ma di un Salvini in declino. E questo accade perchè Salvini guida una macchina che in realtà viene sabotata da remoto da altri piloti a distanza.
In generale, Salvini stesso non sembra più in forma come un anno e mezzo fa quando sembrava l’uomo nuovo della politica italiana, in alcuni luoghi (nel barese e nel salernitano soprattutto) la Lega ha gestito male alcuni mal di pancia e la sensazione è che si stia per assistere ad un ritorno di fiamma secessionistico, che peraltro, anche dal risultato delle ultime elezioni, appare quantomai evidente e reso ancor più pericoloso dall’evidente incomunicabilità delle fazioni in campo.
Il dato deprimente delle ultime elezioni regionali vede un’Italia spaccata in due tra un Nord e un Sud che non hanno capito di non poter fare a meno l’uno dell’altro.
Quanto di peggio.

FRANCO MARINO

3 commenti su “IL PUNTO DI VISTA DEL SOVIETOLOGO SULLA LEGA (di Franco Marino)

  1. Sono approdato appena oggi su questo sito. Chiedo, in quanto ne sono interessato, all’autore di questo articolo riferimenti più puntuali circa i collegamenti tra il partito Lega e apparati USA. In particolare mi interesserebbe sapere se questa relazione sia qualche cosa di verificabile per documenti, ammissioni esplicite o se sono solo congetture dell’autore, esito del saper sondare sotto la superficie delle dichiarazioni di esponenti italiani ed americani.

    Grazie per l’attenzione

    1. Che i secessionismi siano da sempre e ovunque una strategia della tensione americana non è cosa che dico io ma che è risaputa. I legami tra i secessionisti ceceni e gli USA sono fatti. Tra i separatisti curdi e gli USA idem. Idem sono provati i finanziamenti di Soros al separatismo catalano e a quello scozzese.
      Per quanto mi riguarda, io ho conosciuto da vicino il separatismo meridionalista anche per alcuni problemi avuti con loro e posso affermare con assoluta sicurezza il loro legame con la CIA. E per ammissione esplicita di un loro storico dirigente che uscì da quell’universo proprio perchè scoprì quel legame.
      Del resto sono noti i legami di Giorgetti e di Volpi con le ambasciate americane che più volte li hanno bacchettati per le posizioni pro Assad di Salvini.
      Veda Lei se vuol farselo bastare. In caso contrario, il Suo scetticismo non mi impedisce di darLe il benvenuto.

      1. Complimenti ancora per l’analisi.
        Il fatto è che risulta difficile rimanere indipendenti quando si è purtroppo un cuscinetto tra il grande Occidente ed il grande Oriente.
        Io spero che Davide Cavaliere possa dare un contributo ai temi da Lei trattati.
        Secondo me cmnq Trump sta combattendo lo stato ombra nel suo paese.
        Ma le mie impressioni sono troppo superficiali per essere effettive.

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